La Gatta Giannina


La Gatta Giannina

La gatta Giannina viveva in una casa con il giardino. Il muro di cinta confinava da un lato con un parco dove i bambini si ritrovavano per giocare. Il paese era piccolo ma grazioso — dai davanzali delle case, vasi di gerani e di petunie scendevano come cascate colorate.

La sua padrona, la Signora Mafalda, la portava spesso in giro per il centro abitato. Tutti i bambini la conoscevano e appena la vedevano le correvano incontro facendole feste a non finire.

Giannina era una grande giocherellona. Durante la giornata si divertiva a rincorrere lucertole, cacciare insetti, farfalle e tutto ciò che si muoveva. Per riposarsi si sdraiava al sole sulle pietre calde e poi andava a rinfrescarsi tra i fili d'erba. Nel giardino, tra il melograno, il limone e l'ulivo dalle foglie argentate, lei e Mafalda passavano i pomeriggi a giocare insieme.

Ma un giorno Mafalda iniziò a notare qualcosa di strano. Giannina saltava per cacciare, ma sbagliava la mira e finiva tra i cespugli di rose. "Ohi, ohi, ohi! Mi sono bucata e la mia coda è impigliata fra i rami!" miagolava. Scansava per miracolo gli alberi dove prima saliva con sicurezza. Raggiungeva le ciotole dell'acqua e del cibo con andatura incerta.

Preoccupata, Mafalda la portò dal Veterinario.

Dopo aver ascoltato le strane avventure della micina, il Dottore sorrise e con aria saggia diede la sua sentenza: "Questa gattina non ci vede bene. Ha bisogno degli occhiali."

Detto fatto, in quattro e quattr'otto il veterinario cercò in una vetrina piena di montature per animali domestici e, trovata quella perfetta, esclamò: "Ecco qua un paio di occhiali da signora elegante!"

Appena poggiati sul musetto simpatico di Giannina, la gatta si guardò intorno meravigliata. Vedeva tutto più chiaro! Si strofinò alle gambe del Veterinario e saltò fra le braccia di Mafalda come per ringraziarla.

Il Dottore, colpito dalla sua dolcezza, le fece un regalo speciale: una catenella dorata con al centro una piccola perla che brillava di luce propria. Sussurrando, le disse: "Se chiudi gli occhi e sfiori questa perla con il nasino, entrerai in possesso di poteri magici che solo tu avrai. Serviranno per aiutare gli altri."

Giannina pensò che forse quel Veterinario era anche un Mago, ma non disse niente a Mafalda. Era un segreto fra lei e lo strano Dottore.

Sulla strada di ritorno, qualcuno si girava a guardarla pensando: quella gatta sembra misteriosa, c'è qualcosa che luccica intorno a lei.

A casa, il primo desiderio di Giannina fu di salire su una sedia e mettersi a guardare dalla finestra. I fiori brillavano nei loro colori e perfino l'erba era di un verde lucente come coperta di rugiada. Sorrideva felice come non mai.

Mafalda, partecipe della sua gioia, decise di portarla al parco.

Arrivarono in un baleno. Gli scoiattoli sgambettavano sugli alberi, gli uccellini cantando volavano da un ramo all'altro. Piccoli animali sbucavano da ogni parte e i bambini li seguivano curiosi — correvano con le lucertole, saltavano con le farfalle che danzavano nell'aria, mentre le rosse coccinelle si posavano sulla loro pelle come portafortuna.

Dopo rincorse, scivolate e girotondi, i bambini si sedettero sul prato per la merenda. Dagli zainetti colorati uscirono spuntini appetitosi.

Fu allora che arrivarono.

"Vriiip! Vriiip! Vriiip!"

A tutta birra, un plotone di formiche sfrecciava su micromoto rombanti. Portavano mini caschi lucidi in testa, occhialini tondi sugli occhi e stivaletti minuscoli alle zampette. Frenarono di colpo davanti ai bambini, sollevando nuvolette di polvere.

"Pista! Ci siamo anche noi!" gridò la formica capo, alzando la visiera del casco. "Possiamo raccogliere le briciole?"

I bambini risero a crepapelle. "Sì, sì! Sgranocchiate quante briciole volete!"

Le formiche parcheggiarono le micromoto in fila ordinata, si tolsero i caschi con gesti teatrali, e si misero al lavoro trasportando briciole grandi il doppio di loro, cantando una canzoncina di marcia.

In questa atmosfera gioiosa, Giannina e Mafalda camminavano sui vialetti. E improvvisamente, al loro passaggio, gli alberi piegarono i rami come in un inchino e le foglie frusciarono in segno di saluto. Le rose nelle aiuole schiusero le loro corolle e iniziarono a cantare. Le lucertole batterono le code sul terreno come su un tamburo: "Rattatatà! Rattatatà!" E i millepiedi si misero a ballare il tip tap al ritmo allegro.

"Oh cielo, questa è una grande baraonda!" esclamò Giannina, che iniziava a sentire un'aura misteriosa intorno a sé.

Non poté fare a meno di pensare al Veterinario Mago. Quali potevano essere i poteri magici di cui era in possesso? E cosa sarebbe successo toccando la perla con il nasino?

Lo disse a Mafalda, che portava un libro di favole sotto il braccio. Si guardarono e, capendosi al volo, presero la palla al balzo.

Giannina riunì i bambini in un girotondo. Alcuni arrivarono velocemente, altri più timidi si unirono con calma. Anche le formiche, con la pancia piena, indossarono di nuovo i mini caschi, fecero un ultimo giro rombante sulle micromoto, poi scesero e si avvicinarono al gruppo.

Era il momento giusto.

Giannina chiuse gli occhi e sfiorò la perla magica con il nasino. Una scintilla dorata brillò nell'aria. Prese il libro dalle mani di Mafalda, lo aprì, e scelse la favola che sembrava attenderla, luccicando tra le pagine.

Con voce dolce, iniziò a leggere.

"C'era una volta un coniglietto che viveva nel bosco. Inciampava nelle radici sporgenti degli alberi e nei sassolini. A scuola sbagliava a leggere le lettere e i numeri, così non voleva più andarci. Quando la maestra vedeva i suoi disegni gli diceva: 'Bravo!' Lo stesso facevano la mamma e il babbo: 'Bravo!' Ma a lui i colori sembravano sbiaditi. La verità era che non ci vedeva bene, ma invece di dirlo, scappava via e si nascondeva in una tana sotto un albero parlante. E l'albero, con il fruscio delle foglie, gli sussurrò un segreto: parla con i tuoi genitori. Così fece, e loro lo aiutarono a mettersi gli occhiali. E il mondo tornò bellissimo."

Giannina chiuse il libro. Aveva capito: con la perla magica poteva leggere nel cuore dei bambini, scoprendo emozioni e segreti da portare alla luce.

"Sapete," disse ai piccoli ascoltatori, "anch'io fino a poco tempo fa non ci vedevo bene. Ma ho messo questi occhiali e puff! Il mondo è diventato più chiaro e bellissimo."

Un bambino le si avvicinò, quasi vergognandosi, e le sussurrò all'orecchio: "Forse anch'io ne ho bisogno, come te."

Giannina lo accarezzò dolcemente. "Io ti ho aiutato ad aprire il tuo cuore. Ora parla con i tuoi genitori, e tutto sarà risolto."

Fu allora che un coniglietto apparve all'improvviso tra i cespugli. Si avvicinò a Giannina, la abbracciò e le disse: "Tu sei magicamente magica!"

E — non ci credereste — quel coniglietto portava un bel paio di occhialini colorati.

Da quel giorno Giannina prese per mano i bambini del paese, insegnando loro a credere in se stessi e ad avere fiducia. Diventò la mascotte con gli occhiali magici, e tutti volevano indossarli come lei.

Ma la vera meraviglia era come ora vedeva il mondo dalla finestra: più luminoso, più colorato, più vivo. E ogni sera, prima di addormentarsi, sfiorava la perla con il nasino e sorrideva, sapendo che il giorno dopo avrebbe aiutato qualcun altro a vedere il mondo con occhi nuovi.

Sembrava quasi fosse stato un sogno. Ma si sa, realtà e fantasia si prendono spesso per mano.

— Scritta da Lucia & Marco Ciappelli


Giannina the Cat

Giannina the cat lived in a house with a garden. The garden wall bordered a park where children gathered to play. The town was small but charming — from the windowsills of the houses, pots of geraniums and petunias tumbled down like colorful cascades.

Her owner, Signora Mafalda, often took her around the town center. All the children knew her, and whenever they spotted her, they would run over and shower her with affection.

Giannina was quite the little rascal. During the day she loved chasing lizards, hunting insects, butterflies, and anything that moved. To rest, she would stretch out in the sun on the warm stones, then cool off among the blades of grass. In the garden, among the pomegranate tree, the lemon tree, and the olive with its silvery leaves, she and Mafalda spent their afternoons playing together.

But one day, Mafalda began to notice something strange. Giannina would leap to catch her prey, but she kept missing and ending up in the rose bushes. "Ow, ow, ow! I've pricked myself and my tail is tangled in the branches!" she meowed. She barely managed to dodge trees she used to climb with ease. She reached her food and water bowls with an uncertain gait.

Worried, Mafalda took her to the Veterinarian.

After listening to the little cat's strange adventures, the Doctor smiled and delivered his verdict with a wise air: "This little kitty can't see well. She needs glasses."

No sooner said than done — in the blink of an eye, the veterinarian searched through a display case full of frames for pets and, finding the perfect one, exclaimed: "Here we are — a pair of glasses fit for an elegant lady!"

As soon as they were placed on Giannina's sweet little snout, the cat looked around in wonder. She could see everything so clearly! She rubbed against the Veterinarian's legs and leaped into Mafalda's arms as if to thank her.

The Doctor, touched by her sweetness, gave her a special gift: a golden chain with a small pearl at its center that glowed with its own light. Whispering, he told her: "If you close your eyes and touch this pearl with your little nose, you will gain magical powers that only you will have. They will help you help others."

Giannina thought that perhaps this Veterinarian was also a Wizard, but she said nothing to Mafalda. It was a secret between her and the strange Doctor.

On the way home, people turned to look at her, thinking: that cat seems mysterious — there's something glimmering around her.

At home, Giannina's first wish was to climb onto a chair and gaze out the window. The flowers shone in their colors, and even the grass was a brilliant green, as if covered in dew. She smiled, happier than ever.

Mafalda, sharing in her joy, decided to take her to the park.

They arrived in no time. Squirrels scampered through the trees, birds sang as they flew from branch to branch. Small creatures popped out everywhere, and the children followed them with curiosity — they ran alongside the lizards, leaped with the butterflies dancing in the air, while red ladybugs landed on their skin like good luck charms.

After chases, slides, and ring-around-the-rosy, the children sat down on the grass for their snack. From their colorful backpacks came tasty treats.

That's when they arrived.

"Vriiip! Vriiip! Vriiip!"

At full speed, a platoon of ants zoomed in on rumbling mini-motorcycles. They wore shiny little helmets on their heads, round goggles over their eyes, and tiny boots on their feet. They braked sharply in front of the children, raising little clouds of dust.

"Make way! We're here too!" shouted the lead ant, lifting her visor. "Can we collect the crumbs?"

The children burst out laughing. "Yes, yes! Munch all the crumbs you want!"

The ants parked their mini-motorcycles in a neat row, removed their helmets with theatrical gestures, and got to work carrying crumbs twice their size, singing a little marching song.

In this joyful atmosphere, Giannina and Mafalda strolled along the pathways. And suddenly, as they passed, the trees bent their branches in a bow and their leaves rustled in greeting. The roses in the flower beds opened their petals and began to sing. The lizards beat their tails on the ground like drums: "Rattatatà! Rattatatà!" And the millipedes started tap dancing to the lively rhythm.

"Oh my, what a wonderful commotion!" exclaimed Giannina, who was beginning to feel a mysterious aura around her.

She couldn't help but think of the Wizard Veterinarian. What could these magical powers be? And what would happen if she touched the pearl with her little nose?

She told Mafalda, who was carrying a book of fairy tales under her arm. They looked at each other and, understanding instantly, seized the moment.

Giannina gathered the children in a circle. Some came quickly, others more shy joined in slowly. The ants too, their bellies full, put on their mini helmets again, did one last rumbling lap on their motorcycles, then climbed off and approached the group.

It was the right moment.

Giannina closed her eyes and touched the magic pearl with her little nose. A golden spark flashed in the air. She took the book from Mafalda's hands, opened it, and chose the tale that seemed to be waiting for her, glowing among the pages.

In a gentle voice, she began to read.

"Once upon a time, there was a little rabbit who lived in the woods. He kept tripping over tree roots and pebbles. At school, he made mistakes reading letters and numbers, so he didn't want to go anymore. When the teacher saw his drawings, she said: 'Well done!' His mom and dad said the same: 'Well done!' But to him, the colors seemed faded. The truth was, he couldn't see well, but instead of saying so, he would run away and hide in a burrow beneath a talking tree. And the tree, with the rustle of its leaves, whispered a secret: talk to your parents. So he did, and they helped him get glasses. And the world became beautiful again."

Giannina closed the book. She understood: with the magic pearl, she could read the hearts of children, discovering emotions and secrets waiting to be brought to light.

"You know," she said to her little listeners, "not long ago, I couldn't see well either. But I put on these glasses and poof! The world became clearer and more beautiful."

A boy approached her, almost embarrassed, and whispered in her ear: "Maybe I need them too, like you."

Giannina gently stroked him. "I helped you open your heart. Now talk to your parents, and everything will be fine."

Just then, a little rabbit appeared suddenly from the bushes. He came up to Giannina, hugged her, and said: "You are magically magical!"

And — you won't believe it — that little rabbit was wearing a lovely pair of colorful glasses.

From that day on, Giannina took the children of the town by the paw, teaching them to believe in themselves and to have confidence. She became the mascot with the magic glasses, and everyone wanted to wear them just like her.

But the true wonder was how she now saw the world from her window: brighter, more colorful, more alive. And every evening, before falling asleep, she would touch the pearl with her little nose and smile, knowing that the next day she would help someone else see the world with new eyes.

It almost seemed like it had been a dream. But as we know, reality and fantasy often walk hand in hand.

— Written by Lucia & Marco Ciappelli


La Gata Giannina

La gata Giannina vivía en una casa con jardín. El muro del jardín colindaba con un parque donde los niños se reunían para jugar. El pueblo era pequeño pero encantador — desde los alféizares de las casas, macetas de geranios y petunias descendían como cascadas de colores.

Su dueña, la Señora Mafalda, la llevaba a menudo a pasear por el centro del pueblo. Todos los niños la conocían, y en cuanto la veían, corrían a su encuentro para hacerle fiestas sin parar.

Giannina era muy juguetona. Durante el día se divertía persiguiendo lagartijas, cazando insectos, mariposas y todo lo que se moviera. Para descansar se tumbaba al sol sobre las piedras calientes y luego iba a refrescarse entre la hierba. En el jardín, entre el granado, el limonero y el olivo de hojas plateadas, ella y Mafalda pasaban las tardes jugando juntas.

Pero un día, Mafalda empezó a notar algo extraño. Giannina saltaba para cazar, pero fallaba la puntería y acababa entre los rosales. "¡Ay, ay, ay! ¡Me he pinchado y mi cola está enredada en las ramas!" maullaba. Esquivaba por milagro los árboles donde antes subía con total seguridad. Llegaba a los cuencos del agua y la comida con paso inseguro.

Preocupada, Mafalda la llevó al Veterinario.

Después de escuchar las extrañas aventuras de la gatita, el Doctor sonrió y con aire sabio dio su diagnóstico: "Esta gatita no ve bien. Necesita gafas."

Dicho y hecho — en un abrir y cerrar de ojos, el veterinario buscó en una vitrina llena de monturas para mascotas y, al encontrar la perfecta, exclamó: "¡Aquí tenemos unas gafas dignas de una señora elegante!"

En cuanto se las colocaron en su simpático hociquito, la gata miró a su alrededor maravillada. ¡Veía todo mucho más claro! Se frotó contra las piernas del Veterinario y saltó a los brazos de Mafalda como para darle las gracias.

El Doctor, conmovido por su dulzura, le hizo un regalo especial: una cadenita dorada con una pequeña perla en el centro que brillaba con luz propia. Susurrando, le dijo: "Si cierras los ojos y tocas esta perla con tu naricita, obtendrás poderes mágicos que solo tú tendrás. Servirán para ayudar a los demás."

Giannina pensó que quizás aquel Veterinario también era un Mago, pero no le dijo nada a Mafalda. Era un secreto entre ella y el extraño Doctor.

De camino a casa, la gente se giraba para mirarla pensando: esa gata parece misteriosa, hay algo que destella a su alrededor.

En casa, el primer deseo de Giannina fue subirse a una silla y ponerse a mirar por la ventana. Las flores brillaban en sus colores y hasta la hierba era de un verde reluciente, como cubierta de rocío. Sonreía más feliz que nunca.

Mafalda, compartiendo su alegría, decidió llevarla al parque.

Llegaron en un instante. Las ardillas correteaban por los árboles, los pajaritos volaban cantando de rama en rama. Pequeños animales aparecían por todas partes y los niños los seguían curiosos — corrían con las lagartijas, saltaban con las mariposas que danzaban en el aire, mientras las rojas mariquitas se posaban en su piel como amuletos de buena suerte.

Después de carreras, resbalones y corros, los niños se sentaron en el césped para merendar. De sus mochilas de colores salieron aperitivos deliciosos.

Fue entonces cuando llegaron.

"¡Vriiip! ¡Vriiip! ¡Vriiip!"

A toda velocidad, un pelotón de hormigas pasó zumbando en minimotos rugientes. Llevaban pequeños cascos brillantes en la cabeza, gafitas redondas en los ojos y botitas diminutas en las patitas. Frenaron en seco delante de los niños, levantando nubecitas de polvo.

"¡Paso! ¡Nosotras también estamos aquí!" gritó la hormiga jefa, levantando la visera del casco. "¿Podemos recoger las migas?"

Los niños se rieron a carcajadas. "¡Sí, sí! ¡Comed todas las migas que queráis!"

Las hormigas aparcaron las minimotos en fila ordenada, se quitaron los cascos con gestos teatrales, y se pusieron a trabajar transportando migas del doble de su tamaño, cantando una cancioncilla de marcha.

En esta atmósfera alegre, Giannina y Mafalda paseaban por los senderos. Y de repente, a su paso, los árboles inclinaron sus ramas en una reverencia y las hojas susurraron en señal de saludo. Las rosas en los parterres abrieron sus pétalos y comenzaron a cantar. Las lagartijas golpearon sus colas contra el suelo como si fuera un tambor: "¡Rattatatá! ¡Rattatatá!" Y los ciempiés se pusieron a bailar claqué al ritmo alegre.

"¡Cielos, qué gran alboroto!" exclamó Giannina, que empezaba a sentir un aura misteriosa a su alrededor.

No pudo evitar pensar en el Veterinario Mago. ¿Cuáles podrían ser los poderes mágicos que poseía? ¿Y qué pasaría si tocaba la perla con su naricita?

Se lo dijo a Mafalda, que llevaba un libro de cuentos bajo el brazo. Se miraron y, entendiéndose al vuelo, aprovecharon la ocasión.

Giannina reunió a los niños en un corro. Algunos llegaron rápidamente, otros más tímidos se unieron con calma. También las hormigas, con la panza llena, se pusieron de nuevo los minicascos, dieron una última vuelta rugiente en las minimotos, luego bajaron y se acercaron al grupo.

Era el momento adecuado.

Giannina cerró los ojos y tocó la perla mágica con su naricita. Una chispa dorada brilló en el aire. Tomó el libro de las manos de Mafalda, lo abrió, y eligió el cuento que parecía esperarla, reluciendo entre las páginas.

Con voz dulce, comenzó a leer.

"Había una vez un conejito que vivía en el bosque. Tropezaba con las raíces de los árboles y las piedrecitas. En la escuela se equivocaba al leer las letras y los números, así que ya no quería ir. Cuando la maestra veía sus dibujos le decía: '¡Muy bien!' Lo mismo decían su mamá y su papá: '¡Muy bien!' Pero a él los colores le parecían desvaídos. La verdad era que no veía bien, pero en lugar de decirlo, se escapaba y se escondía en una madriguera bajo un árbol parlante. Y el árbol, con el susurro de sus hojas, le contó un secreto: habla con tus padres. Así lo hizo, y ellos le ayudaron a ponerse gafas. Y el mundo volvió a ser hermoso."

Giannina cerró el libro. Lo había comprendido: con la perla mágica podía leer en el corazón de los niños, descubriendo emociones y secretos que esperaban salir a la luz.

"¿Sabéis?" dijo a sus pequeños oyentes, "yo también hace poco no veía bien. Pero me puse estas gafas y ¡puf! El mundo se volvió más claro y más hermoso."

Un niño se le acercó, casi avergonzado, y le susurró al oído: "Quizás yo también las necesito, como tú."

Giannina lo acarició dulcemente. "Te he ayudado a abrir tu corazón. Ahora habla con tus padres, y todo se resolverá."

Fue entonces cuando un conejito apareció de repente entre los arbustos. Se acercó a Giannina, la abrazó y le dijo: "¡Eres mágicamente mágica!"

Y — no lo creeríais — aquel conejito llevaba un bonito par de gafitas de colores.

Desde aquel día, Giannina tomó de la patita a los niños del pueblo, enseñándoles a creer en sí mismos y a tener confianza. Se convirtió en la mascota con las gafas mágicas, y todos querían llevarlas como ella.

Pero la verdadera maravilla era cómo veía ahora el mundo desde la ventana: más luminoso, más colorido, más vivo. Y cada noche, antes de dormirse, tocaba la perla con su naricita y sonreía, sabiendo que al día siguiente ayudaría a alguien más a ver el mundo con ojos nuevos.

Casi parecía haber sido un sueño. Pero ya se sabe, la realidad y la fantasía a menudo caminan de la mano.

— Escrita por Lucia & Marco Ciappelli

Next
Next

La Biblioteca Segreta Di Leopoldo